Più che una pagina di storia il Gambrinus è per Napoli un prezioso bassorilievo, un intarsio che racconta miti e cronache della città attraverso un secolo e mezzo di mutamenti e affascinanti rivoluzioni. Rivoluzioni mondane, poetiche, sociali e perfino politiche: il Gran Caffè è stato da sempre “teatro”, per i napoletani innanzi tutto, e poi per la loro città, palcoscenico di percorsi variegati e di personaggi illustri prima ancora che simbolo della cultura partenopea.
In seno al Gambrinus la nostra città porta diverse storie, e forse l'elemento di maggiore fascino del caffè letterario è proprio l'intreccio tra i tanti racconti di cui si è fatto portavoce e il mito della vera Napoli, tra il dettaglio e lo sfondo, tra lo sfarzo sensazionale e la meditata attenzione per la tradizione, tra i testimoni e i cantastorie. Tutti, nei corridoi e nei saloni storici del Caffè Gambrinus, hanno una voce. Come sottolineano i titolari, i fratelli Sergio, “il Gambrinus è davvero un patrimonio di tutti”. Nel 2010 ci avventuriamo nel viaggio che ci fa riscoprire un pezzo imprescindibile dell'anima di Partenope e intervistiamo i titolari che portano avanti il nome - e la responsabilità - di uno dei grandi emblemi della Napoli di oggi, sospesa tra contemporaneità e culto del passato.
A gennaio è scattato il 150esimo anniversario dall'inaugurazione del Gambrinus, e i fratelli Sergio hanno aperto una retrospettiva di spettacoli ed iniziative culturali per celebrare lo spirito tradizionale del loro caffè letterario. Una tradizione più che ricca, inestimabile: il Gambrinus apriva nel 1860, durante gli stessi mesi in cui i fermenti risorgimentali stavano dando vita all'unità nazionale. Amato da poeti e aristocratici, ed inizialmente ricavato da alcuni locali della foresteria borbonica, il Caffè attirò le simpatie dei reali di Savoia che vi si affezionarono con particolare attaccamento. Più tardi il caffè letterario diventò Gambrinus, con un'insegna che titolava in onore al leggendario re germanico, inventore della birra. Sempre più frivolo e allo stesso tempo culturalmente impegnato, il Gambrinus cominciava a coniugare un'impronta internazionale e mitteleuropea con il profilo più consono del caffè letterario italiano: non più solo caffetteria, ma anche birreria e luogo di ritrovo per giovani artisti ed intellettuali affermati. Lo sguardo elitario con cui il complesso svettava su Piazza del Plebiscito e Piazza Trieste e Trento si riconfermò con i lavori di ristrutturazione del 1890, quando le sale vennero ingioiellate con stucchi, specchi e dorature, e gli spazi interni ricoperti dei preziosi dipinti di Scoppetta, Migliaro, Capone, Volpe, Postiglione, Tafuri, Fabron, De Sanctis e Caprili, tutti esempi eccellenti del neorealismo italiano. Per il Caffè Gambrinus erano già passati i grandi pensatori dell'epoca, e vi sarebbero passati anche Oscar Wilde, Ernest Hemingway, Sigmund Freud, Gabriele d'Annunzio, Benedetto Croce, Ferdinando Russo, Totò ed Eduardo. Matilde Serao ed Edoardo Scarfoglio vi avevano già tenuto a battesimo rispettivamente Il Mattino e il Roma. Poi un periodo di stanca dopo il primo ventennio del '900, fino alla chiusura definitiva nel 1938 ad opera di un decreto fascista. Il Banco di Napoli ne rilevò alcune sale per i propri uffici, preservandone le opere all'interno. Del recupero della struttura si occupò Michele Sergio negli anni '70, mentre oggi i figli Arturo ed Antonio ne coordinano la gestione.
In 150 anni il Gambrinus ha fatto della qualità e della tradizione un marchio di fabbrica. Dall'inizio dell'anno il Gran Caffè dei fratelli Sergio ha curato un festival canoro, un concorso di pittura, una rassegna di gastronomia d'epoca e infine, all'inizio del mese scorso, una curiosa manifestazione di promozione: su suggerimento del commissario regionale dei Verdi Francesco Emilio Borrelli, per una mattinata intera il bar ha servito caffè gratuiti. Un modo, secondo gli organizzatori, di riportare in auge la tradizione del caffè pagato a Napoli. Il 12 Maggio le celebrazioni in pompa magna per il compleanno ufficiale del locale: un ampio palco allestito nello scenario di Piazza Plebiscito ha ospitato la conduzione di Marisa Laurito e Gianni Simioli, mentre i giovani ragazzi dell'associazione artistica del Gambrinus intrattenevano gli spettatori con canti lirici e coreografie in costume. All'interno il Gran Gala con un vero quartetto di “Damine Viennesi”, che hanno eseguito l'intero repertorio dei valzer di Strauss. Qualche vip e qualche presenza delle istituzioni per una serata portata avanti con classe ed eleganza. Dopo la lettura di un omaggio alla memoria di Michele Sergio e di una lettera del Presidente Napolitano, un complesso di fuochi d'artificio ha coronato l'iniziativa, per lo stupore dei presenti. Un successo, così come sono state un successo le ultime assemblee in cui i locali del Gambrinus si sono prestati alla politica. Le prossime sorprese ci attendono alla Festa di Piedigrotta, dove il Gambrinus si presenterà con alcuni carri a tema.
Ai titolari del Gran Caffé, Antonio ed Arturo Sergio, Il Levante ha avuto il piacere di porre delle domande e quella sulla curiosa iniziativa del caffè in sospeso non poteva mancare.
Com'è nata l'idea di rivitalizzare la tradizione del caffè pagato?
Il caffè pagato nacque all'inizio del ventesimo secolo, quando s'inventò la prima macchina espresso a caffè. Più che di una macchina si trattava di un vero e proprio monumento in ottone, con un macchinista che si occupava di introdurre l'aria per generare la pressione necessaria a far scendere la bevanda dai cilindri. Dalla macchina dovevano uscire quattro tazzine, che intanto colavano attraverso i beccucci alle sue estremità: vedere diversi caffè che scendevano insieme era una meraviglia geniale per allora. Tendenzialmente questa macchina veniva esposta in bella mostra: il Caffè Gambrinus la posizionò in una stanza rotonda dove le persone che stavano perdendo l'abitudine di consumare il caffè con la macchinetta napoletana ebbero la possibilità di conoscere il caffè espresso. Il caffè al banco ovviamente costava appena pochi centesimi, e i frequentatori abituali del Gran Caffè non prendevano il resto. Ed è così che spesso rimaneva una tazzina già pagata al banco; questo caffè, per così dire in sospeso, arrivava a rappresentare un taccuino degli appuntamenti della giornata e poteva segnalare chi fosse già passato per la caffetteria: che si trattasse di un borghese, di un aristocratico o di un personaggio mondano, il barista offriva il caffè in nome della generosità del cliente precedente. La tradizione è vivida ancora oggi: c'è sempre qualcuno che desidera offrire qualche caffè in più, e l'usanza non è andata persa. Per chi non può pagare il caffè, o ha una banconota da cento euro che non può cambiare, resta sempre una tazzina in più: le circostanze al Gambrinus sono sempre queste, la tradizione non è mai andata in pensione.
La “festa di compleanno” del Gambrinus che si è celebrata durante l'ultimo spettacolo, Napolicanta, ha tutta l'aria di essere un'inaugurazione per la stagione estiva. Come proseguiranno le iniziative per festeggiare l'anniversario del Gran Caffè, fino alla fine dell'anno?
Il Caffè Gambrinus vive la sua città, sul nostro locale si affacciano tante iniziative sia del mondo dello spettacolo che di quello politico. Nel Caffè intervengono anche le personalità più diverse, abbiamo un occhio di riguardo per tutti gli avventori. La gestione di questo posto è davvero antichissima, e siamo fortunati a festeggiare quest'anniversario nonostante non sia un ottimo momento per la cultura in generale. Gli eventi sono previsti fino a Natale, e sono molteplici. Celebriamo una storia di alti e bassi: dalla fine dell'Ottocento fino ad oggi il Caffè ha visto periodi brutti e buoni, come quando venne messo sotto sigillo durante il periodo fascista, a causa del fermento dell'ambiente culturale che remava contro l'intolleranza del regime. La vita intellettuale del Gambrinus ha avuto momenti di grande impeto ed importanza.
C'è qualche novità in programma?
L'impronta distintiva del Gambrinus è la continuità: abbiamo un locale ospitale che vuole comprendere diverse iniziative, sia che vengano auto-proposte che suggerite dall'esterno. Il nostro Caffè resta sempre una fucina di idee. Oltre ad organizzare spettacoli ospiteremo assemblee e forniremo un punto di incontro per chiunque sia interessato alla cornice unica del nostro Caffè. Oggi siamo ancora un luogo di ritrovo, com'era nel '900, quando Il Mattino aveva sede presso la Galleria Umberto, e i giornalisti trascorrevano il tempo qui prima di passare in redazione. Spesso gli articoli venivano scritti proprio tra questi tavolini. Tutto è passato da qui, siamo sempre stati un crocevia.
I caffè letterari sono sempre di meno. Vi sentite in difficoltà rispetto a qualche anno fa? Sentite la competizione di altre realtà più recenti?
Ci sono ancora fermenti letterari al Gambrinus. Il vero problema è che la vita di adesso è più frenetica...per fare cultura ci vuole spazio, contemplazione, si tratta pur sempre di un momento di raccoglimento. Non è che nei Caffè non si può fare letteratura, qui ad esempio appena arriva la sera si incontrano sul tardi diversi intellettuali, al termine del trambusto della giornata e parlano di temi filosofici. E poi ci sono le occasioni ufficiali: conferenze stampa, convegni con i grandi uomini di cultura che hanno sempre affollato il Gambrinus. Ma c'è grande sveltezza, fretta, in ogni campo. Una volta, nel 1800, poeti e letterati come Salvatore di Giacomo passavano da qui per riempire il proprio tempo; oggi il tempo è ad esaurimento. La cultura non deve avere dei tempi, non bisogna stare con l'orologio alla mano.
Eppure c'è chi ancora apprezza l'atmosfera del Gran Caffè.
Non c'è personaggio che non sia passato per il Caffè Gambrinus. Di aneddoti ce ne sono tantissimi. Ho conosciuto personalmente la Regina d'Olanda, i grandi cantanti lirici, gli ultimi Presidenti della Repubblica, Scalfaro, Ciampi, Napolitano, oltre che tantissimi personaggi dello spettacolo. E poi c'è Marisa Laurito, così cara che è stata la nostra madrina per l'anniversario. Anche l'atmosfera, tra gli stucchi e i quadri che offre questo luogo, lascia spazio per un momento di riflessione ai più irriducibili dei ritmi frenetici di oggi. Qui c'è una raccolta di 40 dipinti dell'800 dei migliori artisti napoletani, una vera galleria d'arte. Tutti i fregi che decorano il Caffè Gambrinus sono opera della regia di Curri, l'architetto che ha realizzato sia la Galleria Umberto che il Gran Caffè Gambrinus come lo conosciamo oggi. Fu Mariano Vacca ad esigere il contributo di Antonio Curri: si trattò di un grande imprenditore che volle fare di questo Caffè un posto unico nel suo genere, e il luogo rimase sempre affollato di artisti perché Piazza del Plebiscito è il cuore pulsante della città. Il quegli anni il Modernismo caratterizzava il rinnovamento edilizio di Napoli: da via Santa Lucia al Rettifilo, gli architetti di allora avevano bisogno di decoratori, artisti, scultori. Schiere di professionisti che realizzavano opere per il risanamento stilistico si ricongiungevano al Gambrinus, e qui i progettisti incontravano gli artisti che stavano cercando. Curri si servì delle tendenze e delle ispirazioni che confluivano a Napoli a cavallo dei due secoli, e il nostro Caffè è una sintesi di tutto quello che si produceva durante quel periodo. Ancora oggi, il Gambrinus è unico nel suo genere, perché è qui che il Liberty napoletano assumeva la sua figurazione attuale. Molti passano per il Gambrinus e non capiscono dove si trovano. Il movimento e il fermento delle maestranze artistiche di una volta è solo un ricordo, ma è un ricordo inestimabile in un certo senso.
Sarebbe necessaria una migliore promozione per il Caffè Gambrinus?
Non ci sono scuole. E' rarissimo ricevere visite guidate e classi di ragazzi, anche per un'occhiata fugace. Sfortunatamente, neanche i napoletani sono a conoscenza del valore di questo posto. Lo dicevano anche Salvatore di Giacomo e Benedetto Croce: la vera sfortuna è che i Napoletani non siano informati sulla storia di Napoli.
Come vi rapportate alle nuove generazioni? Come vi percepiscono i giovani?
Noi abbiamo un grande interesse nel trasmettere la cultura della canzone napoletana ai giovani. E' un vero e proprio universo in musica. C'è la nostra associazione artistica: se penso alle nuove generazioni penso a Carolina (la figlia di Antonio Sergio, ndr.) che si diletta nel cantare durante gli incontri e gli spettacoli al Caffè Gambrinus. Rappresenta sicuramente un laccio tra il valore iconico della nostra tradizione e gli interessi dei giovani. Questo è un luogo per tutti, vecchie e nuove generazioni, italiani e stranieri. Ci si portano gli ospiti che vengono da fuori, perché si tratta di un'attrazione speciale: è difficile poter sorseggiare un caffè in un luogo architettonicamente così interessante.
Avete ringraziato le istituzioni. Le sentite vicine?
In questi giorni abbiamo avuto l'onore di ricevere il sindaco Iervolino, una grande signora che merita il nostro saluto, e il Presidente della Provincia. Abbiamo accolto il Cardinale Sepe, che è la persona più squisita che abbiamo mai conosciuto. E' rimasto mezz'ora per farsi spiegare tutte le bellezze dei nostri locali, visto che non era mai stato qui. E' rimasto affascinato. E poi sono venuti a trovarci tanti assessori.
Oggi è attivo un presidio stabile dei carabinieri presso la Galleria Umberto. Un paio di mesi fa il consorzio dei baretti di Chiaia lamentava l'insicurezza della zona, richiedendo un ampliamento dell'area pedonale. Qual'è la vostra opinione in merito? C'è chi per Napoli parla di movida notturna.
Sul Gambrinus confluiscono quattro strade. Incrociamo Via Chiaia, Piazza Trieste e Trento e Piazza del Plebiscito. Viviamo tra gli alti e bassi della città, ma in realtà non è mai cambiato niente. Non ci lamentiamo per il problema della sicurezza.
Portate il peso di una tradizione ultracentenaria sulle spalle. Quale tra gli insegnamenti che vi ha trasmesso vostro padre, Michele Sergio, è il più importante?
In effetti, come ci ha ricordato il nostro Presidente della Repubblica Napolitano, abbiamo un grave peso da portare sulle spalle. Mio padre è stato quello che ha voluto realizzare questo miracolo. Poi verranno i nostri figli. Siamo fiduciosi che riescano a portare avanti questa attività con lo stesso impegno, non gli mancano la dedizione e l'entusiasmo. Serietà professionale e abnegazione sul lavoro sono la lezione più importante che abbiamo appreso. Il cliente ha la meglio, anche se non accettiamo scostumatezze. A noi tocca essere inappuntabili, e ai clienti tocca essere all'altezza della reputazione del Gambrinus. Questo è un locale che dissacra in un certo senso: chi viene qui, per quanto importante, si ridimensiona pensando alla storia lunga 150 anni che lo ha contrassegnato.
Quindi possiamo dire che il Gambrinus è un locale che nobilita la clientela?
Non proprio, anzi, per certi versi è esattamente il contrario. I clienti importanti li rende meno importanti, quelli meno importanti li fa più importanti. Anche se, come sempre, l'umiltà è il primo sintomo della nobiltà. Dopotutto abbiamo assistito all'Unità d'Italia, e ci aspettiamo di raccontare Napoli ancora per molti anni a venire.
Ed è lo stesso augurio che esprimiamo noi ai proprietari, così come agli avventori vecchi e nuovi del Caffè Gambrinus: sapere di poterne usufruire in futuro e di poterne fare ancora parte per molti anni, per bere un sorso di caffè fumante o anche solo per poter ascoltare una bella storia. O forse per raccontarla, chissà. Siamo sicuri che un domani il Gambrinus rimarrà nel cuore di Napoli, in una dimensione che non appartiene né al passato, né al futuro, e probabilmente nemmeno al presente, ma che continuerà sempre a disegnare la favola di una leggenda senza tempo.






