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Se il mio popolo non è libero, nessuno lo è! La lezione di Aung San Suu Kyi da non dimenticare.

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“Jaysu!Jaysu!Jaysu!”, grazie è il grido di speranza dei birmani il giorno della liberazione di Suu Kyi davanti alla casa del lago.

“Anche se penso di sapere cosa volete, vi chiedo di dirmelo voi stessi. Insieme, decideremo quello che vogliamo e per ottenerlo dobbiamo agire nel modo giusto. Non c’è motivo di scoraggiarsi. Dobbiamo camminare assieme.” Nel suo primo discorso da donna libera, rivolgendosi a 40.00 persone accorse da tutto il Myanmar davanti alla sede della Lega nazionale per la democrazia, Aung San Suu Kyi ha pronunciato parole dal valore universale:”non credo che l’influenza e l’autorità di una sola persona possano far progredire un paese: dovete tutti impegnarvi per difendere ciò che è giusto”.

 

(Non) Sorprende quando dichiara di non serbare “alcun rancore” verso coloro che l’hanno tenuta prigioniera. Nonostante sia stata costretta a vivere lontana dai suoi figli e da suo marito mentre moriva di cancro, non trapelano parole di rabbia dalla sua bocca ma lezioni di speranza e tenacia per una “riconciliazione nazionale” per la quale sarebbe disposta ad incontrare i generali della giunta militare che guida il paese.

La liberazione della leader dell’opposizione birmana è avvenuta una settimana dopo le elezioni del 7 novembre svoltesi in un clima antidemocratico, elezioni che secondo molti birmani “non produrranno nessun vero cambiamento”. Di fatti se il calvario degli arresti domiciliari per Aung San Suu Kyi è finito, la democrazia è ancora lontana dal paese delle pagode.

Le elezioni del 7 novembre scorso sono state orchestrate con l’obiettivo di legittimare l’egemonia militare in Myanmar. Basti pensare che il voto è stato gestito dagli stessi membri della giunta che alle elezioni del 1990 hanno ignorato la vittoria schiacciante della Lega nazionale per la democrazia (Nld) di Aung San Suu Kyi.

Pronta a dare il massimo per migliorare il tenore di vita del suo paese Suu Kyi ha detto che accetterà il controllo del popolo perchè “si ha democrazia quando il popolo può controllare l’operato del governo”, aggiungendo di aver bisogno dell’energia del popolo e di voler ascoltare la voce del popolo per poi decidere “insieme” cosa fare.

La notizia della liberazione della Lady birmana è stata accolta in tutto il mondo con entusiasmo ma anche con riserve.

Il premio Nobel per la pace 2003, l’avvocatessa iraniana Shirin Ebadi, ha dichiarato che”le le elezioni in Birmania non sono state libere. C’è ancora tanta strada da fare. Ma con Aung libera la Birmania può farcela”.

Dello stesso avviso è Zoya Phan, coordinatrice internazionale di Burma Campaign Uk : “la liberazione di Aung è stata studiata per avere una pubblicità favorevole per la dittatura dopo la palese manipolazione delle elezioni del 7 novembre. Non dobbiamo dimenticarci delle migliaia di prigionieri politici che sono ancora detenuti nelle prigioni birmane”.

“Mi sento elettrizzato”- ha dichiarato il cantante degli U2, Bono , da anni sostenitore di Suu Kyi, per la quale scrisse il brano Walk on- “questo può essere l’inizio di una qualche discussione razionale, allo stesso tempo è anche una gioia cauta perché adesso che è all’esterno è anche più vulnerabile. Aung San Suu Kyi è una sorta di Mandela dei nostri giorni” - in un’intervista alla CNN, il leader della band irlandese ha aggiunto “capiremo se i membri della giunta hanno intenzioni serie quando rilasceranno gli altri 2.202 prigionieri a cui è stata negata una vita normale per avere commesso il solo crimine di voler credere in un risultato elettorale”.

Non sbaglia Bono a parlare di gioia “cauta” perché la liberazione di Suu Kyi non deve far pensare ad una svolta democratica, come lei stessa ha voluto subito chiarire:”se il mio popolo non è libero, come potete dire che io sono libera? Nessuno di noi è libero.”

“Jaysu!Jaysu!Jaysu!” Suu Kyi.

 

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