La Russia continua a bruciare e , con lei, l' 1% del suo Pil. 92.700 ettari circa ancora coperti dai roghi ( relativamente poco rispetto ai 174mila di qualche giorno fa nda), il numero delle vittime che sale a 52 e la capitale Mosca coperta da una densissima nube di fumo, con temperature costantemente superiori ai 30° da mattina fino a sera.
42 apparecchi e 166 mila persone impegnati a combatterli non bastano: dopo una leggera pioggerellina che ha donato un po' di sollievo soprattutto alla capitale, arriva il momento delle critiche.
La coppia politica russa più famosa del mondo, l'asse Putin- Medvedev, questa volta nel mirino delle accuse: scarsa organizzazione, pochissima efficienza e totale inadeguatezza ad affrontare una catastrofe del genere.
Parecchi quotidiani chiedono spiegazioni al primo ministro e, di tutta risposta, cominciano a girare fotografie di Putin su un Canadair che combatte contro i roghi.
Ma la stampa questa volta non ci casca: « I suoi addetti alle pubbliche relazioni non hanno pensato altro di meglio che farlo sedere dietro ai comandi di un aircraft» si legge sul principale quotidiano finanziario russo Vedomosti, ricordando le altre imprese del primo ministro, come quando ha lottato contro un orso oppure quando ha salvato una tigre. «Questa - si legge ancora su Vedomosti - e' una visione ristretta che hanno i suoi collaboratori, i quali credono che l'immagine in Tv di Putin dietro al volante di qualcosa sia l'eterna panacea per un gradimento che continua a scendere».
Ed anche il quotidiano Moskovsky Komsomolets, di solito vicino al Cremlino, commenta con sarcasmo: «le autorita' russe stanno eroicamente combattendo contro gli incendi nelle foreste, se si crede a quello che dice la televisione. Stanno lottando contro gli incendi, dopo aver consentito a questi focolai di raggiungere fin da subito una dimensione catastrofica».
Il Cremlino, però, rigira le accuse: è cominciata l'epurazione ai vertici politici russi e sono già state licenziate diverse persone, tra cui i capi del corpo forestale ritenuti incapaci di gestire una situazione così grave.
In realtà il presidente aveva già fatto capire le sue intenzioni qualche giorno fa: un avvertimento formale era stato inviato al capo della marina, l'ammiraglio Vladimir Vysotsky, e al suo vice, Alexander Tatarinov, per «incompleta responsabilita' professionale" nell'affrontare i roghi.» Le fiamme dalle campagne hanno raggiunto la base navale logistica di Kolomna, a sud-est di Mosca, distruggendo gli uffici, i depositi e gli equipaggiamenti. Il danno e' stato enorme. «Ordino al ministro della Difesa di licenziare un gran numero di ufficiali per violazioni disciplinari», aveva avvertito. Tra i licenziati ci sono stati tanti grossi nomi, tra cui il capo della divisione logistica della Marina, Sergei Sergeyev, e il capo dell'aviazione ella Marina, Nikolaj Kuklev. «Se eventi simili dovessero accadere in altri posti e dipartimenti, agiro' allo stesso modo, senza pieta»: così aveva rassicurato la popolazione Dimitrij Medvedev.
Se i toni minacciosi di licenziamento del presidente Medvedev continuano imperterriti, quelli gelidamente ironici del premier Putin non risparmiano nemmeno il sindaco di Mosca Luzhkov, appena rientrato dalle Alpi austriache: « Siamo contenti che il sindaco abbia deciso di ritornare dalle sue tanto meritate vacanze».
Ma Jurij Luzhkov minimizza: : alla faccia dei suoi concittadini che annegano nello smog a 40° da due settimane (a parte i fortunati saliti su un volo last minute per l’estero - ieri record di partenze, ma i voli cancellati da venerdi sono migliaia nda), è tornato dalle vacanze abbronzato, per dire che «tutto è sotto controllo», non serve lo stato di emergenza nella capitale.
Eppure non è facile essere ottimisti nella Russia di queste ore: anche il “Faro” è in pericolo. Le fiamme si avvicinano a Majak (‘faro’ in russo nda), sito di trattamento e stoccaggio di scorie nucleari vicino Cheliabinsk, Urali, dove è stato dichiarato lo stato di emergenza dopo gli allarmi dei giorni scorsi intorno ad altri centri nucleari.
Intanto il governo è impantanato nella crisi di credibilità forse più grave da quando questo entourage è al potere.
Come reagire? Un po' sempre allo stesso modo.
Putin dà la colpa a Gromov, governatore della regione di Mosca: «ex eroe dell’Afghanistan, è stato sconfitto dai roghi».
Medvedev ha donato soldi alle vittime di tasca sua, poi se n’è andato nella secessionista e filorussa Abkhazia per l’anniversario della dichiarazione d’indipendenza da Tiblisi (2008, riconosciuta solo da Mosca nda), sulle coste del Mar Nero tra spiagge immacolate e aria fine.









