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Usa-Cina, relazioni a rischio

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Il Dalai Lama

Continua a spirare un vento freddo tra i due giganti della terra, Usa e Cina. E non per via della rigida stagione invernale, bensì per via delle continue collisioni che stanno seriamente minacciando le relazioni tra i due Paesi.  Alla diatriba su Google e le incursioni informatiche di hacker cinesi e a quella relativa alla vendita di armi statunitensi a Taiwan, si aggiunge un’altra questione subito diventata nuovo oggetto di schermaglie: l’incontro tra Barack Obama e il Dalai Lama.

Il leader spirituale dei tibetani, Premio Nobel per la pace per la resistenza non violenta contro la Cina e in esilio in India dal 1959, incontrerà il presidente americano in occasione della sua visita negli Usa a metà febbraio. La reazione del governo cinese, che ha bollato il Dalai Lama come leader “separatista”, non ha tardato ad arrivare ed è stata più dura e intransigente che mai: “il governo è fermamente contrario ad un qualunque contatto tra il leader degli Stati Uniti e il Dalai Lama, sotto qualsiasi pretesto o forma”, ha affermato il portavoce del Ministero degli Esteri, Ma Zhaoxu. La relazione tra il governo centrale e il leader religioso, è ritenuta una “questione interna”, pertanto, qualsiasi ingerenza in essa da parte di un paese straniero è considerata alla stregua di un’interferenza negli affari interni cinesi.

L’incontro, che è destinato a segnare un’escalation nell’inasprimento dei rapporti tra Washington e Pechino, era già stato posticipato da Obama nell’imminenza della sua visita in Cina durante il tour asiatico in novembre, dal momento che avrebbe irritatato i dirigenti cinesi incontrati di lì a poco. Ora, questo incontro tanto scomodo ci sarà. Obama non può accondiscendere alle richieste cinesi ancora una volta e stare a guardare mentre i diritti umani nella regione autonoma del Tibet non vengono rispettati, mentre i dissidenti sono trascinati in prigione uno dopo l’altro e mentre Google lotta per sottrarsi alla censura cinese.

E a pochi giorni dalla già delicatissima questione della fornitura di armi a Taiwan, la “provincia ribelle” che è parte integrante del territorio cinese, una “cortina di ferro” è scesa tra i due Paesi.

Ma tutto questo non è altro che la punta di un iceberg che nasconde la ben più complicata relazione commerciale tra le due maggiori economie mondiali, strettamente legate e dipendenti l’una dall’altra. Il nervo scoperto è quello del rapporto yuan-dollaro.

L’eccessiva svalutazione della valuta cinese fa si che il prezzo dei prodotti americani risulti “gonfiato artificialmente” e che, invece, ne emerga notevolmente abbassato quello dei prodotti cinesi. Ciò sarebbe alla base di un enorme svantaggio competitivo.

Per questo, Obama ha annunciato: "l'atteggiamento che dobbiamo adottare è cercare di essere più decisi sul rispetto delle regole già esistenti, cercando di mantenere la pressione sulla Cina e sugli altri paesi perché aprano i loro mercati nello stesso modo in cui facciamo noi". Più volte Usa ed Europa hanno chiesto a Pechino un intervento per rafforzare la valuta in modo da riequilibrare lo squilibrio nei rapporti commerciali.

All’inadeguata valutazione dello yuan, Ma Zhaoxu ha risposto ieri che lo yuan è scambiato a livelli ragionevoli e che non è questa la ragione del surplus commerciale della Cina.

 

E se l’autorevole voce del China Daily ha azzardato il termine “Guerra Fredda”, il politologo ed ex consigliere della Casa Bianca, Charlie Kupchan, ritiene che tra i due colossi sia in atto “un braccio di ferro per definire un nuovo equilibrio”. La disputa potrebbe spingersi oltre, ma una dichiarata rivalità sino-americana non è nell’interesse di nessuna delle due parti: i rapporti commerciali con la Cina favoriscono la ripresa dell’economia americana, quelli con gli Usa contribuiscono alla crescita economica cinese.

Commenti  

 
#1 Peppe Cozzolino 2010-02-05 21:20
gran bel pezzo, complimenti
 

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