Si chiama Uriminzokkiri, “il nostro popolo”, ed è il nome dietro al quale, su Twitter e Youtube, si cela il regime di Pyongyang. La Corea del Nord ha deciso di sbarcare sul web, e di farlo in modo incisivo, trattandosi, da un lato, di uno dei più popolari social network, dall’altro, del maggior sito di condivisione di video.
Eppure, questi primi esperimenti di timida apertura suonano già come propaganda politica e prosecuzione mediatica delle ostilità con la Corea del Sud e gli Usa. I video caricati sul canale di Youtube (http://www.youtube.com/user/uriminzokkiri) sono già un’ottantina, ma il loro contenuto è principalmente patriottico, propagandistico e di critiche nei confronti dei due ‘nemici’, descritti come guerrafondai. In uno si tessono le lodi del ‘caro leader’ Kim Jong-il, in un altro si ironizza sul segretario di Stato Hillary Clinton che è definita ‘ministro in gonnella’, in un altro ancora si deride il ministro degli esteri sudcoreano, il quale aveva risposto a dei giovani sudcoreani di sinistra e pacifisti che se non apprezzavano “la libertà nel Sud”, potevano sempre “trasferirsi al Nord”.
Tuttavia, l’iniziativa nordcoreana ha già attirato l’attenzione di molti netizen: l’account di Twitter (www.twitter.com/uriminzok) ha, in pochi giorni, superato i 6.800 iscritti e oltre ottanta video sono stati caricati su Youtube.
COREA DEL SUD. Seul non ha nascosto la sua preoccupazione per l’approdo nordcoreano sul web e ha subitaneamente provveduto ad ammonire i suoi cittadini che l’accesso ai ‘siti nemici’ è illegale. Lee Jong-joo, portavoce del ministero dell'Unificazione di Seul, ha dichiarato: “Gli utenti di Twitter devono essere consapevoli che interagiscono con un sito della Corea del Nord e questo è motivo di violazione della normativa sulla cooperazione e sullo scambio intercoreano”. Infatti, la legge in vigore prevede che qualsiasi relazione con i nordcoreani non notificata al ministero dell’Unificazione è passibile di una multa, fino a 3 milioni di won (2.500 dollari). Ancora più severa è la National Security Law, la normativa sull’ordine pubblico, che prevede 10 anni di carcere per coloro che comunicano con gruppi antigovernativi nella consapevolezza che ciò possa rappresentare una minaccia per la sicurezza nazionale.
Pertanto, se a Pyongyang internet è molto controllato e poco diffuso, anche nella democratica Seul la libertà di espressione non è tutelata in modo lodevole. Esemplare è stato il caso del giovane blogger ‘Minerva’, arrestato l’anno scorso semplicemente per le sue pessimistiche previsioni sull’economia sudcoreana.
USA. Decisamente più fiduciosi gli americani. Il portavoce del Dipartimento di Stato americano, Philip Crowley, ha parlato di un'iniziativa ‘accolta con favore’. Certamente, i cambiamenti non si realizzeranno da un giorno all’altro, “ma una volta introdotta la tecnologia non la si può arrestare. Basta chiedere all’Iran”, ha aggiunto. Proprio su Twitter, Crowley ha dato il benvenuto alla Corea del Nord.
Tuttavia, i nordcoreani che possono accedere alla rete sono ancora molto pochi. Per questo motivo, Crowley ha lanciato una provocazione: “Il governo della Corea del Nord ha aderito a Twitter, ma è disposto a permettere ai suoi cittadini di restare anche collegati?”.
Ad ogni modo, l’auspicio è che la rete favorisca l’informazione, quella vera e libera, in uno dei regimi più isolati al mondo.









