Gran parte dell’Asia è in ginocchio. E mentre la Russia arde da settimane, l’India, la Cina e il Pakistan, come se condannati ad un crudele contrappasso, sono travolti da devastanti inondazioni. Il numero delle vittime continua a salire e le piogge torrenziali, che hanno causato lo straripamento dei fiumi e distrutto ponti, strade e linee elettriche, non accennano a dare tregua.
PAKISTAN- Quella pakistana è stata descritta dall’Onu come la peggiore catastrofe degli ultimi anni. Più grave, addirittura, dello tsunami del 2004, del terremoto che colpì lo stesso Pakistan nel 2005 e di quello di Haiti del gennaio scorso. Le inondazioni hanno cancellato interi villaggi, distrutto strade, infrastrutture, bestiame e piantagioni. I morti sono più di 1.600, oltre 13 milioni le persone colpite. I tempi per la ricostruzione e per dare agli sfollati una nuova abitazione e un lavoro saranno molto lunghi e necessari miliardi di euro per riparare i danni. La distruzione dei campi ha già avuto come conseguenza l’innalzamento dei prezzi di molti generi alimentari, infliggendo un duro colpo all’economia, già precaria e fortemente indebitata, del Paese. Come se non bastasse, dietro a questo scenario di morte e distruzione si celano gli interessi e le pressioni del terrorismo talebano. Sin dai primi giorni, il premier pakistano Yousuf Raza Gilani ha lanciato un appello alla comunità internazionale invocandone l’aiuto, data la drammaticità della situazione e l’incapacità del Paese di farvi fronte con le sole proprie forze. La risposta internazionale è stata immediata, ma i talebani si sono appellati al popolo e al governo pachistano affinché rifiutino tali aiuti, “assistenza proveniente da cristiani ed ebrei, nemici dell'Islam”; gli "infedeli" intenderebbero "asservire" i pachistani con la scusa degli aiuti. Ecco perché il capo degli Aiuti Umanitari delle Nazioni Unite ha ribadito anche la necessità di vigilare sul terrorismo talebano che cerca di prendere piede dando prova alla popolazione di “dinamismo” negli aiuti nelle zone più isolate del Paese.
INDIA- La località più colpita è quella del Ladakh, nel Kashmir indiano, in cui è ancora intensa l’attività di soccorso. Il bilancio è di 185 morti e di oltre 400 i dispersi. Tra le vittime anche un nostro connazionale, Riccardo Pitton, il cui corpo non è stato ancora ritrovato. Torinese, 23 anni, studente in medicina e tradito da una passione: il trekking. Riccardo è stato travolto da un fiume di fango mentre con due amici praticava tale sport. Oltre a Riccardo, la conta delle vittime ha portato alla luce la scomparsa di altri quattro europei, tre francesi ed uno spagnolo. Ma le autorità indiane hanno confermato proprio oggi che non risultano ulteriori vittime o feriti tra i turisti presenti nella regione.
CINA- Continua a piovere senza tregua e con la pioggia a salire il bilancio delle vittime in Cina: 1.117 morti, 627 dispersi e 64 feriti gravi. Frane di roccia, terra e fango hanno sommerso interi villaggi nella contea di Zhouqu, nella provincia del Gansu (Cina nordoccidentale) e il bollettino meteorologico è tutt’altro che rassicurante: in arrivo un tifone tropicale e nuove piogge torrenziali. L’attività di militari e medici è destinata ad essere ulteriormente ostacolata e, con essa, a spegnersi ora dopo ora la speranza di trovare altri sopravvissuti.









