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Il Cile svolta a destra: Piñera vince il ballottaggio presidenziale contro la Bachelet. Ribaltato l’esito del 2006

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locandina sebastian piera

Dopo un turno di ballottaggio, è finalmente ufficiale il nome del nuovo Presidente del Cile: è un uomo di destra, nonché appartenente al mondo imprenditoriale cileno, già miliardario, proprietario di compagnie aeree, di canali televisivi e di una importante squadra di calcio. No, non si tratta di Silvio Berlusconi, anche le somiglianze sono notevoli. Il Presidente della svolta a Destra cilena è Miguel Juan Sebastián Piñera Echenique, o più comunemente Sebastián Piñera, che interrompe la tradizione degli ultimi vent’anni, che hanno visto tutti presidenti cileni di sinistra, in pratica dalla fine della dittatura filo-americana di Augusto Pinochet.

Piñera ci aveva già provato nel 2006, quando però era stato battuto da Michelle Bachelet, anche lei vittoriosa nei ballottaggi con il 53% delle preferenze, stessa percentuale raggiunta quest’anno da Piñera. La vita dei due protagonisti dell’ultimo decennio della vita politica cilena si era già incrociata diverse volte in passato. Era l’11 settembre 1973 quando il colpo di stato organizzato da Cia e Dina (i servizi segreti cileni) nell’ambito dell’Operazione Condor portò al potere il dittatore Pinochet. La famiglia Bachelet, legata al presidente Allende, morto durante il golpe, fu deportata a Villa Grimaldi, famoso centro di detenzione di Santiago: AlbertoBachelet morì per arresto cardiaco, il fidanzato della Bachelet in seguito alle torture subite, mentre Michelle e la madre, dopo 21 giorni di detenzione nello stesso centro, furono esiliate in Australia, grazie alle conoscenze negli ambienti dell’Aereonautica della madre. La famiglia di Piñera, intanto, si legava a filo doppio con Pinochet: oltre al padre, già membro della Falange Armata, uno dei fratelli maggiori del neo-eletto presidente diventava prima Ministro del Lavoro e della Sicurezza Sociale, poi Ministro delleMiniere. Nonostante ciò, il fratello maggiore si farà apprezzare per alcune riforme imparziali (come il sistema pensionistico) e farà in futuro passi in avanti per allontanarsi dal regime (fino ad arrivare a dimettersi per aperti contrasti con il dittatore cileno), e  lo stesso Sebastián dimostrerà tale disaffezione. Clamorosa fu la scelta di votare contro il dittatore cileno, nel plebiscito del 1988: alla domanda referendaria sulla conferma di Pinochet fino al 1997, egli rispose con un secco no, ed anzi era stato promotore della “Campagna per il no”. E tuttavia, egli ha sempre sostenuto Pinochet come l’uomo che ha fatto progredire il Cile e lo abbia traghettato verso la modernità.

La vittoria di Piñera apre interessanti scenari in tutto il Sud America: in primo luogo, la vittoria di un miliardario, proprietario di mezzi di comunicazione, e massimo esponente della Destra cilena, si contrappone ai grandi presidenti di sinistra che sono ancora la maggioranza in tutte le ex-colonie spagnole: da Hugo Chávez (Venezuela) ad Evo Morales (Bolivia), passando per RaffaelCorrea (Ecuador), Cristina Kirchner (Argentina), Fernando Lugo (Paraguay), Tabaré Vázquez (Uruguay), Alan García Pérez (Perù), e senza dimenticare il presidente brasiliano Lula. Unica eccezione, prima di Piñera, il presidente colombiano Álvaro Uribe, da molti ritenuto un fantoccio degli Stati Uniti, asservito alla politica a stelle e strisce.

Anche Piñera non è esente da critiche. In molti, oltre a vederlo come un residuo dell’era Pinochet (nonostante la suddetta campagna per il no che aveva sostenuto al referendum), vedono in lui un concentramento di potere pari appunto a quello italiano: oltre ad un patrimonio personale di 1,2 miliardi di dollari americani, che ne fa l’uomo più ricco del Cile, è presidente del Colo Colo (la squadra più forte, con 29 scudetti, 13 coppe nazionali ed una Coppa Libertadores, equivalente dell’europea Coppa dei Campioni), di cui possiede il 13% delle azioni. Controlla il 100% delle azioni di Chilevisión, quarto canale del paese, visibile via satellite anche in Argentina, Brasile, Bolivia, Paraguay, Perù ed Uruguay. Possiede il 27% della Latin American Network Airlines (la LAN), la maggior compagnia aerea del paese, ed è azionista anche della Quiñenco, che controlla a sua volta il 52,2% del Banco de Chile (settore bancario), il 61,1% della Compañía de Cervecerías Unidas (gestione mercato bibite), il 73,7% della Telefónica del Sur (settore telefonia) ed il 46,2% di Madeco (settore infrastrutture). Possiede quote anche della Enersis (settore elettricità) e della So.Qui.Mi.Ch. (Sociedad Química y Minera de Chile), che si occupa invece dello sfruttamento, della lavorazione e dell’esportazione di salnitro, iodo e litio, tutte miniere di cui possiede la concessione.

Insomma, quella di Piñera è una bella scommessa del popolo cileno che l’ha eletto. E gli effetti della sua politica potrebbero avere diverse ripercussioni sui vicini “rossi” del Cile.

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