Prima ancora che Time o altri annuari mondiali si pronuncino in via definitiva, si può affermare senza ombra di dubbio che Indignados, in tutte le sue declinazioni, è la parola che meglio rappresenta l’anno che stiamo vivendo. Indignati contro il potere costituito, contro le derivazioni del sistema capitalistico, contro questa crisi che non abbiamo creato noi e per questo non vogliamo pagare. Tutte motivazioni condivisibili attorno alle quali si alimenta un disagio pressoché comune in tutti i paesi europei (e non solo) che riscoprono inedite forme di partecipazione civica fondate attorno alla protesta e, appunto, l’indignazione. Se però lo spunto iniziale dato dall’illuminante volumetto del partigiano francese Stephane Hessel intitolato proprio Indignez-vous può apparire tutto sommato condivisibile, gli esiti estremamente confusi di questa protesta lasciano quanto meno delusi tutti coloro che cercano in Italia e in Europa una reale alternativa di governo alle istanze più attuali.
Simone D'Antonio
DESTINAZIONE EUROPAGiornalista, responsabile della comunicazione di Cittalia, il centro studi dell’Anci. Ha lavorato a Bruxelles come addetto stampa della Fondazione europea delle città Anci Ideali e in qualità di coordinatore della commissione di lavoro su Energia, ambiente e mobilità urbana ha promosso l’adesione delle città italiane al Patto dei sindaci europei per l’energia. Attualmente collabora con Terra, Il Denaro, Anci Rivista, Wired e Corriere delle Comunicazioni. Ha scritto articoli e commenti anche su Repubblica Napoli e Il Manifesto.
L’Europa e gli indignados, ma le proposte dove sono?
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La questione cipriota e l’Ue in crisi
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Tra meno di un anno l’Unione europea rischia uno stallo politico unico e inimmaginabile, ma nessuno lo sa. Con l’avvicinarsi della presidenza di turno del Consiglio Ue di Cipro, la Turchia ha già minacciato il congelamento dei rapporti con Bruxelles a causa dell’annosa situazione di Cipro Nord, che la parte greca e la comunità internazionale ritengono illegittimamente occupata dai turchi. La situazione che verrebbe a crearsi comprometterebbe in maniera irreversibile l’apertura dei negoziati di accesso della Turchia all’Ue, una richiesta legittima, come noto, ma che andrebbe supportata da un maggiore impegno nella risoluzione della questione di Cipro Nord.






