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Un libro per non dimenticare: Carla Melazzini ed il "Progetto Chance"

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È scomparsa nel 2009, Carla Melazzini. Se n'è andata in silenzio, proprio mentre le forze ciniche e spietate della politica e del denaro provvedevano a sopprimere il progetto al quale aveva dedicato con passione smisurata gli ultimi dieci anni della sua vita.

È nel 1998, infatti, che attorno alla figura di Marco Rossi Doria, maestro di strada dal 1994 nei Quartieri Spagnoli, si raccoglie un gruppo di insegnanti accomunati dalla volontà di dare vita ad un'iniziativa finalizzata al contrasto della dispersione scolastica ed al recupero dei giovani provenienti da contesti disagiati.

Nasce così il “Progetto Chance”, impresa coraggiosa in una città che vede aumentare di anno in anno le fila degli adolescenti a rischio, decisi od obbligati ad evadere gli obblighi scolastici. Dove l'istruzione è un incomodo che sottrae tempo e forza a chi, fin da bambino, è costretto a conoscere ed onorare soltanto le regole brutali della lotta per la sopravvivenza. Adesso, a due anni dalla scomparsa di Carla Melazzini e del Progetto Chance, una pubblicazione postuma ne tiene viva la memoria, raccogliendo i momenti più intensi di quell'esperienza che ha contribuito al recupero di centinaia di ex scolari dispersi.

Insegnare al Principe di Danimarca è il titolo del volume, presentato Martedì sera alla Feltrinelli di Via S. Tommaso D'Aquino. L'incontro, moderato da Cesare Moreno, cofondatore di Chance e marito della Melazzini, ha visto la partecipazione di un nutrito gruppo di operatori della formazione, commosso al ricordo della Maestra di Strada. Arrivato in breve tempo alla terza ristampa ed insignito del Premio Giancarlo Siani, il testo è una raccolta di scritti, redatti dalla Melazzini, attraverso i quali è possibile ricostruire “[...] l'apprendistato di un gruppo di insegnanti per conoscere le periferie della città e le periferie dell'anima degli adolescenti, cercando di stabilire un dialogo educativo e di vita”.

Adolescenti come Mimmo, l'Amleto quindicenne che dà titolo al libro, abbandonato insieme con i suoi cinque fratelli dalla madre fuggita con un altro uomo, incapace di vivere, straziato dal dolore per la perdita e dal desiderio di vendetta. Come Concetta, con la sua favola del tulipano che chiede di essere trasformato in essere umano. Come tantissimi altri ragazzi della periferia orientale di Napoli che Carla ed i suoi colleghi hanno provato a sottrarre ad un destino di dolore e miseria. Sarebbe però sbagliato guardare ad Insegnare al Principe di Danimarca come alla semplice cronistoria di un'avventura. Il libro è anche e soprattutto una riflessione sul potere della parola e della scrittura nella relazione formativa, sul ruolo che la letteratura può svolgere nella definizione di nuovi meccanismi di comunicazione educativa, sull'importanza per gli operatori della formazione di trovare spazi di discussione nei quali condividere le proprie idee, i propri dubbi. Un testo prezioso, in un momento storico in cui l'istituzione scolastica viene sottoposta ad un progressivo svilimento.

Tanti gli interventi al dibattito che, partendo dal ricordo dell'autrice, sono approdati alla valutazione dello stato della formazione a Napoli e in Italia. Salvatore Pirozzi, storico collaboratore della Melazzini, ha ricordato la capacità dell'autrice, evidente tanto nella scrittura quanto nel rapporto con i suoi studenti, di sottrarsi ad ogni codifica, schema, categoria assoluta della pedagogia accademica, ritrovando il contatto con un grado zero della parola. Osservazione raccolta da Cesare Moreno che ha definito l'utilizzo del linguaggio e della scrittura da parte della sua compagna “un esempio di lingua che crea significato rifiutando gli stereotipi, ritrovando il senso di un dialogo nel quale si è prima di tutto ascoltatori”. Moreno ha inoltre auspicato che la lettura del libro possa servire tanto a far ritrovare agli insegnanti l'orgoglio perduto, quanto a riportare l'attenzione sul tema della dispersione scolastica che rischia di essere criminalmente escluso dall'agenda politica della città e del paese.

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Frenk Schiavone

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