Fri05182012

Last update07:10:01

Profile

Direction

Menu Style

Cpanel
Back Cultura Musica Volevamo essere Maradona: l’intervista a Rosario Cuomo

Volevamo essere Maradona: l’intervista a Rosario Cuomo

  • PDF
maradona-copertina
rosario cuomo-maradona
  • Prec.
  • 1 of 2
  • Succ.

Volevamo essere Maradona, pubblicato nella collana Leggere veloce da Edizioni Cento Autori, è un testo snello (una quarantina di pagine) e davvero godibile. Non potrebbe essere diversamente, dato il tema, e la buona qualità della scrittura dell’autore Rosario Cuomo.

Il testo, attraverso una narrazione cristallina, prova a spiegare il fenomeno “Maradona”, icona santa rimasta immutata negli ultimi vent’anni. Il racconto, muovendosi tra i ricordi di una generazione, mostra il mondo del calcio anche da un punto di vista sociale e spiega il significato che questo sport assume nei paesi del sud.

Abbiamo parlato con Rosario Cuomo: «Vita ufficiale da trentenne, studente in giurisprudenza in ritardo, quindi, con la vita e con gli studi. Intanto si muove, conosce, vede gente, fa delle cose. Compreso scrivere» come possiamo leggere sulla quarta di copertina.

Com'è nato "Volevamo essere Maradona"?

E’ nato in occasione di una chiacchierata fra me ed un amico, appassionato di scrittura anche lui. Una trasmissione radiofonica aveva bandito un concorso, “Una palla di racconto”, il cui tema ispiratore doveva essere appunto una palla; la mia immaginazione ed i miei ricordi si sono intrecciati per dar vita ad una narrazione che ha usato, come scintilla, il racconto “rivelatore” del mio amico, ovvero i retroscena della visita di Diego Armando Maradona, nella primavera del lontano 1988, a cavallo fra il primo ed il secondo scudetto del Napoli, nel mio piccolo paese, Agerola. Questa ispirazione è stata l’occasione per ingabbiare la mia adolescenza in una diapositiva ed archiviarla, con tutto il suo carico di gioia e spensieratezza.

Cito il testo: «In quella primavera irripetibile, dal significato sfuggente ad occhi diversi da quelli napoletani [...]» Cos'è che rende, secondo te, la passione per il calcio nel sud diversa dal resto del mondo?

Molto semplicemente è il contesto sociale ed antropologico che è differente; nei paesi del nord del mondo l’attività sportiva si incasella alla perfezione nel meccanismo produttivo che domina la vita di ogni giorno. La domenica o il mercoledì, se c’è la coppa, si va alla partita, ma il carico emotivo si limita ai 90 minuti. Nel sud il calcio e la passione per esso sono inevitabili, bisogna farci i conti tutti i giorni. Nel mio racconto ho usato come esergo una frase dello scrittore olandese Huizinga, “Il gioco non è un’attività puramente biologica; è una funzione che contiene un senso”.  Niente di più vero; ma il senso stesso del gioco, che nel mio caso è il calcio, assume un significato diverso a seconda della latitudine. Dalle nostre parti è voglia e sogno di riscatto. Battere la Juve non è solo trionfare su un grande club, ma è soprattutto una rivincita da godersi contro il superbo ed altero nord.

Maradona, secondo te, quanto ha cambiato questa città?

Ad un’analoga domanda, in una trasmissione televisiva, ho risposto, tra il serio ed il faceto, che un primo  cambiamento, una rivoluzione quasi, Maradona l’ha realizzata nell’ufficio anagrafe del Comune di Napoli. I tradizionalissimi nomi propri “Ciro” piuttosto che “Gennaro”, vennero sostituiti nell’era maradoniana, all’atto della registrazione, col più esotico Diego Armando o semplicemente col più secco Diego. Ritornando alla stretta attualità, Maradona ha riportato Napoli al centro della storia, quella con la S maiuscola. Napoli aveva subito troppe umiliazioni, anche dalla natura stessa; conquistare la ribalta mondiale per meriti calcistici è qualcosa di cui saremo per sempre orgogliosi e soprattutto grati a Maradona.

L'atmosfera calcistica degli ultimi 4 anni e soprattutto degli ultimi mesi, credi sia paragonabile, anche lontanamente, al clima che si respirava allora? E' possibile secondo te che uno dei ragazzini che oggi gioca su campetti improvvisati un giorno scriva un Volevamo essere Cavani?

Intanto a Napoli, complice il clima quasi sempre mite, resta ancora viva l’usanza del calcio in strada, non c’è Playstation che tenga; ho notato che con una rapidità straordinaria sono scomparse le magliette di Quagliarella e siamo diventati tutti schiavi di una coppia di sudamericani, Lavezzi e Cavani, che insieme al buon calcio ci hanno regalato la gioia della domenica. Ma confesso, a malincuore, che l'eccessiva esposizione mediatica dei calciatori ha sottratto buona parte della magia e dell’aura mitica al calcio. I calciatori, ai miei tempi, era pure bello immaginarli mentre si avviavano verso l’area avversaria spinti dalle già provate corde vocali di Sandro Ciotti. Di Cavani, personalmente, apprezzo il suo rivolgere gli occhi al cielo, dopo ogni goal; ciò, naturalmente, vuol dire che ha segnato, e l’azzurro del cielo si è ricongiunto con quello della maglia del Napoli. Speriamo che diventi una bandiera della città, come Diego. Staremo a vedere, ma il mio Napoli preferito rimane quello di Diego. Bruscolotti, Careca, Alemao, anche lo stesso Ferrara, sono sempre stati calciatori solo ed esclusivamente del Napoli; erano soprattutto atleti legati alla città, che volevano riscattarla dalle sue miserie quotidiane. Oggi è ancora così? Noi lo speriamo, ma abbiamo sempre timore che la proposta di un contratto più ricco ci derubi del nuovo mito, lo stesso atleta che ci aveva fatto ballare il cuore con una rovesciata all’ultimo minuto. Spiace dirlo, ma qualche anno fa il calcio era fatto anche di soldi; oggi il denaro è il dio incontrastato del calcio, altro che Maradona.

Quali sono gli  autori che ti hanno influenzato di più?

Diciamo che nella scrittura traspare sicuramente quella che è la mia prima passione ed il mio primo praticantato, ovvero quello giornalistico. Senza alcuna pretesa di professionalità, con alcuni amici ci siamo più volte imbarcati in avventure del genere, sempre per dar sfogo alla voglia di scrivere e di rappresentare la realtà che ci circonda. Ho avuto sempre una cifra personale, caratterizzata da continui scatti e flash, per meglio inquadrare ed evidenziare i passaggi salienti della narrazione. Leggo molto, cercando di intrecciare sempre un grande classico, anche contemporaneo, come Pastorale Americana (di Philip Roth n.d.r), che sto leggendo adesso, ad un libro che parli di Napoli e del suo essere, in maniera alterna, dentro e fuori il clichè, come ad esempio i racconti di Valeria Parrella. Altro scrittore che mi piace molto è Antonio Pennacchi, premio Strega nel 2010 con Canale Mussolini, così schietto e spontaneo eppur così vero e profondo, che è riuscito nell’intento, per nulla facile, di disegnare una mappa dell’identità perduta degli abitanti dell’Agro Pontino. Fenomenale.

Quali sono i tuoi prossimi progetti editoriali?

A breve termine parteciperò, in qualità di semplice accompagnatore, all’iniziativa “Nomi, cose e città”, dell’Associazione Culturale Aste e Nodi, che ha ideato cinque passeggiate nel centro storico di Napoli, con cinque artisti. Vi invito a dare un’occhiata al sito internet dell’iniziativa, davvero originale, e che dovrebbe culminare in un’insolita guida a cui darò il mio apporto. Altre cose concrete all’orizzonte non ce ne sono, a parte una raccolta di racconti alla cui elaborazione dovrei dare il mio contributo, sul tema del lavoro; ma teniamo presente che un lavoro letterario va protetto ed isolato fino al momento della sua esposizione mediatica. In fin dei conti, lo scrittore è solo, davanti al foglio. Spero di non lasciarlo bianco.

Altri Articoli :

» Napoli, i Mondiali 2006 e una storia d'amicizia, ne"Il Dono"di Roberto Bratti

Ve lo ricordate “Ritorno al Futuro 2”? L’almanacco, le scommesse sulle partite che fanno di Beef, che di certo non brilla per intelligenza, un uomo miliardario ed il povero Marty McFly si ritrova con una madre alcolizzata da salvare … Bene,...

Aggiungi commento

Codice di sicurezza
Aggiorna

Frenk Schiavone

cop2