Sat08302014

Last update03:45:42

Profile

Direction

Menu Style

Cpanel
Back Cultura Libri Un cimitero chiamato Mediterraneo raccontato da Gabriele Del Grande

Un cimitero chiamato Mediterraneo raccontato da Gabriele Del Grande

  • PDF
Gabriele del Grande

A poche miglia dalle nostre coste si estende a perdita d’occhio un cimitero blu. E’ il Mar Mediterraneo che ogni giorno fagocita nelle sue acque uomini, donne, bambini africani, che sballottati su imbarcazioni di fortuna, non riescono ad approdare in Italia. Il bel paese che non riesce ad indignarsi che ci siano più di 15.000 morti innocenti nelle acque mediterranee.

Le storie di questi immigrati sono raccontate nel nuovo libro di Gabriele Del Grande, Il mare di mezzo (Al tempo dei respingimenti), presentato lunedì 17 maggio alla libreria Ubik di Napoli. L’incontro è stato organizzato dal C.I.S.S., Cooperazione Internazionale Sud Sud, in partenariato con le Università degli studi di Napoli, L’Orientale e la Federico II e si inserisce tra le iniziative della campagna Io accolgo un rifugiato, promossa dall’associazione L.E.S.S. Onlus, Centro studi e iniziative di Lotta all'Esclusione Sociale per lo Sviluppo. La presentazione del libro è stata introdotta dalla professoressa Anna Liguori, docente di Tutela internazionale dei migranti dell’Università L’Orientale.


Il Mare di mezzo raccoglie le inchieste e i reportage di quattro anni di viaggi compiuti intorno al Mediterraneo. La novità di questo libro è il raccontare le storie che compongono la Storia che stiamo vivendo, senza rendercene conto. Quindi il merito sta nel dare un volto a queste persone, non descrivendole solo come vittime o come numeri che vanno ad alimentare delle statistiche. Del Grande dimentica le analisi sociologiche e politiche e tenta soltanto di “raccontare”, aiutandoci a liberare dalle frontiere le nostre menti.

 

Il sottotitolo Al tempo dei respingimenti non a caso recita così: è trascorso un anno dalla grave prassi ormai consolidata dei respingimenti, che l’Italia attua verso la Libia a scapito dei migranti richiedenti asilo politico, protezione internazionale o che semplicemente auspicano in un futuro migliore. A partire da maggio dell’anno scorso tutte queste persone sono state intercettate in alto mare e respinte verso la Libia. Paese in cui avvengono gravi violazioni dei diritti umani come testimonia Human rights watch.  L’autore ha avuto modo di visitare i luoghi di detenzione libici, come ci racconta nel suo libro, divenendo testimone dei comportamenti disumani e degradanti in cui versano i deportati in Libia. La pratica italiana è consolidata nonostante le denunce vengano da più parti: organizzazioni internazionali, associazioni umanitarie e una parte della società civile.

Il libro affronta anche la violenza delle repressioni che ci sono state contro le ribellioni degli immigrati nei Cie(Centri di identificazione ed espulsione, ex Cpt) italiani. I Cie sono sono strutture istituite in ottemperanza a quanto disposto all'articolo 12 della Legge Turco-Napolitano(L. 40/1998) per ospitare gli stranieri "sottoposti a provvedimenti di espulsione e o di respingimento con accompagnamento coattivo alla frontiera"(Fonte Wikipedia). In Italia sono ben tredici in cui avvengono delle efferate violenze verso gli immigrati che non accettano le condizioni disumane a cui sono costretti.

L’opera di Gabriele Del Grande è una coraggiosa testimonianza diretta di un mondo che identifichiamo troppo spesso con le parole “paura”, “allarme invasione” e con molte altre create dal linguaggio comune frutto del mondo mediatico.

Aggiungi commento

Codice di sicurezza
Aggiorna

Frenk Schiavone

cop2