Da Feltrinelli, Gabriele Muccino e l’intero cast di Baciami ancora hanno incontrato il pubblico napoletano.
Nello spazio preso d’assalto da una folla decisamente variegata, da famiglie numerose a ragazzine adoranti, gli attori, molto più del regista, sono stati accolti da ovazioni e sincera emozione. In effetti questa reazione è comprensibile, il cast è composto da un’intera generazione di star che rappresentano ormai il cinema italiano: Stefano Accorsi, Claudio Santamaria, Sabrina Impacciatore, Vittoria Puccini, Pierfrancesco Favino, Giorgio Pasotti, Marco Cocci e Daniela Piazza. Gabriele Muccino ha precisato che la tappa napoletana è stata l’unica a cui ha partecipato l’intero cast, ribadendo l’importanza dell’incontro.
Un film sul ritorno, contrariamente a quanto era raccontato nell’Ultimo bacio, improntato sulla fuga, di cui Baciami ancora è il sequel.
“Sono cambiate tante cose dal 2001” dice Muccino “C’erano ancora le torri gemelle. Il mondo è molto cambiato da allora. Siamo molto più pessimisti, c’è una crisi globale. Siamo molto più spaventati, siamo smarriti, abbiamo paura del futuro. Credo che il film sia una reazione a questo sentimento. Prima i personaggi erano più cinici ed arroganti nei confronti della vita. Oggi sono personaggi più feriti e più riflessivi perché sanno quanto tutto sia più effimero, fuggevole ed importante allo stesso tempo”.
Qualcuno gli chiede cosa pensa di Avatar e della polemica ormai decennale che va avanti in Italia sui film di qualità e film commerciali: “Un film che batte tutti i record della storia del cinema vale moltissimo. Non sarò mai quello che parlerà male dei film commerciali”. Non poteva ovviamene rispondere diversamente un autore che ha riscosso un successo più che discreto negli Stati Uniti.
Ma come vive Gabriele Muccino l’etichetta che da sempre la critica ha destinato ai suoi film? “Io c’ho provato a togliermi di dosso quest’etichetta assurda e limitativa. Quando dai un’etichetta del genere ad un regista che racconta delle storie vuol dire che non vuoi dargli il credito giusto. Per essere generazionali bisognerebbe avere almeno l’arroganza di saper esserlo, dovrei sapere di più degli altri su quella generazione tanto da poter raccontare. E’ assurdo perché io non ne so un granché. Io racconto storie e quello che vedo è quello che vedete voi.”
La presentazione prosegue poi sul tono della commedia. Incalzati dalle domande gli attori iniziano ad interagire tra loro, parlando dei rispettivi personaggi e creando un dibattito sui rapporti umani su cui si regge l’intero intreccio del film. Viene fuori un aspetto goliardico difficile da immaginare osservando quegli attori, come Favino ad esempio, che si sono dimostrati abili in ruoli drammatici.
Pare che si siano davvero divertiti durante la lavorazione del film e dopo aver raccontato alcuni aneddoti curiosi, come l’assoluta incapacità di Accorsi nel fare le imitazioni, rispondono singolarmente ad alcune domande, personali e non.
Simpaticissima la Impacciatore che riesce con grande verve comica a strappare sorrisi anche ai giornalisti più seri, quasi imbarazzati per il tono da “baraccone” che sembra aver preso l’incontro.



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