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Revenaz Quartet Live al Lanificio il 23 luglio

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Il 23 luglio i Revenaz Quartet suoneranno al Lanificio, a partire dalle 21:30. Lo spettacolo dei Revenaz prevede musica difficilmente catalogabile e proiezioni video, in un amalgama coinvolgente ed ipnotico.

Prima di leggere l’intervista vi consiglio di seguire le istruzioni: visitate il loro myspace e mettete play ai brani.

Abbiamo parlato con Luca Iavarone (Synth, electronics, cuoco).

Dal blog di Marco Palasciano: dai singulti di elettronica stockhauseniana alla vaiassata neomelodica campionata, passando per il jazz, il samba, l'armonia novecentesca, la videogame music e altra ingredientistica postmoderna dadaisticamente zappingata (per intero qui). Come ti sembra questa descrizione?

Ha colto perfettamente nel segno. Ha detto tutto quello che noi non avevamo intenzione di svelare. Quantomeno a parole.

Credi che tra le immagini e i pezzi di realtà campionati (anche quelli sonori) alcuni mostrino particolarmente bene la decadenza del momento che viviamo oggi?

La parola decadenza presuppone un giudizio di valore che io cerco di non dare mai. Noi siamo tendenzialmente assai indulgenti, anche verso noi stessi, tantevvero che ci permettiamo il lusso di scherzare con tutti i generi senza farci imbrigliare e connotare da nessuno di essi. Posso dire anzi che noi cerchiamo di essere iperrealisti, così come risulta essere la televisione agli occhi dello spettatore. Ricreiamo il mondo con il suo stesso sistema di segni e quello che ne scaturisce è una nuova realtà, non fittizia, anzi, più vera del vero. Questa realtà è autosufficiente il più delle volte, ma in certi casi, come noti tu, capita che la iperrealtà dia la chiave di lettura del quotidiano. Se poi questo quotidiano risulti decadente è un giudizio che lasciamo a voi. Il fatto è che noi ci cibiamo di questo, non si può fare un'epoché trascendentale e astrarsi dal mercato. Noi stessi siamo un prodotto di mercato. Giudicarci male implicherebbe la tendenza al suicidio, che non dico che non ci appartenga, ma la riserviamo al prossimo tour invernale.

Come avviene la composizione di brani così complessi?

Noi componiamo poco in sala, generalmente se uno di noi scrive un brano ne definisce da solo le linee strutturali. Solo quando esse cominciano ad essere chiare si porta il brano agli altri e lo si arricchisce dell'apporto esecutivo di ognuno. Però ci influenziamo molto a vicenda. Ad esempio credo che Roberto (Porzio, tastiere) abbia scritto Brasiu proprio perché avevamo inaugurato la "linea Sambatore" riuscendo a tornare a casa incolumi dopo i live.

Sento puzza di aneddoto. Siete stati aggrediti a causa delle vostre forti tematiche sociali?

Effettivamente un attacco lo abbiamo avuto qualche tempo fa. Non siamo soliti parlarne, ma visto che me lo chiedi: sì, credo fosse perché eravamo risultati troppo scomodi ai potenti.

O forse il reale signor Revenaz (il fantomatico vicino di casa di uno componenti della band che subirebbe le angherie musicali durante le prove n.d.r) inizia a vendicarsi dell'appropriazione indebita del suo nome?


No, dai, sfatiamo questo mito. Revenaz non esiste, Revenaz è dentro ognuno di noi. Davvero! Credo che di solito si aggiri tra la milza e lo stomaco.

Credi che l'attenzione che il pubblico dimostri per la vostra musica dipenda da una vostra particolare cura e qualità?

No, credo invece che l'attenzione che il pubblico ha per noi sia il frutto di un grossissimo fraintendimento. Noi gli mettiamo davanti agli occhi i loro carnefici: i più infimi prodotti di consumo, lo scatolame Campbell riprodotto all'inverosimile, la musica per le loro orecchie piene di cerume sanremelmoso. Proviamo a riimpastare tutto questo spostando il senso di questa paccottiglia, ma sono persuaso che il più delle volte loro siano soltanto abbagliati dalle nostre esche come lo sono di fronte alle vetrine con la gigantografia dei saldi. Certo, c'è chi comprende la nostra intima essenza sovversiva. Ma il bello sta proprio in questo: che il confine tra demenzialità, consumismo e ironia è labilissimo. Io personalmente sono anche molto più contento che ai concerti venga un pubblico impreparato, senza difese immunitarie, scarsamente critico, perché è più plasmabile, più ricettivo. In certi casi, ad esempio proiettando “Convesso e concavo”, credo che che siamo riusciti a spiazzare qualcuno. E' il perturbante quello che ci interessa, ecco.

Qualcuno ha detto che l'ironia ha smesso di essere efficace nel momento in cui è stata istituzionalizzata, nel momento in cui è diventata strumento per vendere prodotti, anche musicali. Cosa ne pensi? Si può davvero essere ancora sovversivi utilizzando l'ironia?

L'ironia è una delle nostre armi, ma non è la sola. Probabilmente l'ironia da sola non basta per sovvertire. Chi ci conosce sa che noi siamo anche molto seri in quello che facciamo e comunque non abbiamo la certezza che i nostri sforzi abbiano esiti efficacemente sovversivi. Credo però che la nostra prospettiva "dall'interno" sia indubbiamente privilegiata. Proprio per quel che ti dicevo prima, che noi attiriamo anche molto pubblico "inconsapevole", ci rende potenzialmente molto pericolosi, perché siamo muniti di un armamentario che può fungere da cavallo di Troia per le loro coscienze. Certo, dobbiamo essere bravi a ricercare sempre e soprattutto nella giusta direzione perché, come ti dicevo, il confine è labile e sarebbe comodo nonché facile, per chi volesse neutralizzarci, etichettarci come demenziali.

I Revenaz Quartet sono: Luca Iavarone, Paolo Petrella (basso), Roberto Porzio (piano elettrico, tastiere), Andrea De Fazio (batteria), Simone Petrella (visual art).

(Foto Stefano Spinelli)

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