“È il momento di scoprire la verità dopo tanti anni di dubbi ed incertezze”. Questo è quanto emerge dall’ ultima iniziativa delle associazioni delle vittime coinvolte nelle stragi più misteriose ed incerte del nostro Paese: un appello diretto e chiaro al Presidente della Repubblica per togliere il segreto di Stato sugli archivi che potrebbero svelare quanto accaduto in passato. Tra i firmatari spiccano quelli coinvolti dalle seguenti stragi:
Piazza Fontana, 12 dicembre 1969, Milano, 17 morti;
Piazza della Loggia, 28 maggio 1974, Brescia, 8 morti;
Bologna, 2 agosto 1980, Stazione centrale, 85 morti;
Ustica, 27 giugno 1980, disastro aereo, 81 morti;
Rapido 904, 23 dicembre 1984, Grande Galleria dell’Appennino, 17 vittime;
Via dei Georgofili, 27 maggio 1993, Firenze, 5 morti.
L’ appello, che ha riscontrato il sostegno diretto di importanti figure dello spettacolo, della politica e del giornalismo (tra cui Roberto Saviano ed il nobel Dario Fo), nasce anche in seguito alla discutibile assoluzione di tutti gli imputati di Piazza della Loggia, che ha destato scalpore e delusione nei parenti delle vittime e non solo.
Il segreto di Stato, secondo la legge 124 del 2007, non ha più valore dopo 30 anni per i processi riguardanti terrorismo o mafia, quindi dovrebbe essere rimosso per indagare su alcune delle tragedie prima elencate. Tuttavia è in corso uno scontro tra il Copasir (Comitato Parlamentare di Controllo per i Servizi di Informazione e Sicurezza e per il Segreto di Stato) ed il Presidente della Commissione consultiva del Governo Granata, che vorrebbe prolungare la scadenza dei 3 decenni. Nel frattempo il Governo prende tempo sulla decisione a riguardo, mentre le associazioni si lamentano apertamente: “Sarebbe inaccettabile una proroga del Segreto di Stato. Basta dubbi, ora bisogna indagare a fondo.” Inoltre vi è un richiamo al Freedom of Information Act degli Stati Uniti, secondo il quale è possibile utilizzare documenti ed informazioni controllati dal Governo.
L’ appello ha causato immediate reazioni politiche: “Togliere il segreto sarebbe un primo atto di giustizia ed un fondamentale passo in avanti verso la scoperta della verità” – afferma Giuseppe Caforio dell’ Idv. Il sostegno arriva anche da Massimo D’ Alema, Presidente del Copasir : “È un richiamo giusto all’ applicazione della legge 124, quindi indiscutibile. Noi siamo sempre pronti a compiere il nostro dovere per indagare, ma bisogna ricordare che ogni decisione è presa in comune con gli altri membri.”






