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Proteste dei precari della scuola: si avvia un nuovo anno scolastico, confuso e pieno di ombre

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Ancora duri scontri sul fronte-scuola. Da nord a sud, in diverse regioni d'Italia, hanno seguito le proteste dei precari contro i tagli alla scuola.

Gruppi organizzati, scioperi della fame, striscioni, ausilio di social network è ciò di cui si parla negli ultimi giorni, mezzi per dar voce a rabbia e disappunto dei protestanti che su Facebook scrivono: «E se proclamassimo uno sciopero bianco a partire dal 13 settembre? Insegnanti di ruolo e precari che avranno la fortuna di avere la nomina per l’inizio dell’anno scolastico: i sindacati ci dovrebbero appoggiare! E dove sono?».

Manifestazioni che portano con sé lo strascico di piccoli drammi, come i malori sopravvenuti per Pietro Di Grusa e Giacomo Russo, due tra i tanti rappresentanti-precari che, a seguito dello sciopero della fame, sono stati costretti a un ricovero urgente per cure mediche. Ma anche storie di rivincita, come quella di Maria Carmela Di Salvo, 55enne palermitana da 5 anni docente precaria in provincia di Pordenone, che ha deciso di risiedere nella propria auto fino a quando non avrà una cattedra. «La scuola è diventata una macelleria di precari - ha detto - e la riforma Gelmini la sta distruggendo. A 55 anni non sono ancora riuscita a diventare di ruolo e la contrazione delle cattedre ha impedito che ottenessi un incarico annuale. Non mi resta che lo sciopero della fame e dormire in auto. Star qui almeno fino al 13 settembre, giorno di inizio delle lezioni, quando spero che qualche scuola mi chiami per supplenze brevi».

Dall'opposizione chiedono al ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini di chiudere il suo “altezzoso silenzio”; lei invece si fa sentire dichiarando: «Sono disponibile al confronto, non alle polemiche. A queste persone va tutta la nostra solidarietà, anche in maniera concreta. Auspico un confronto nel merito di ciò che si può fare e non di ciò che si vorrebbe. Il governo non è onnipotente, ma tutti i margini di intervento possibili li sta utilizzando. E se questo venisse detto con chiarezza le tensioni potrebbero affievolirsi nell'interesse di tutti e di un buon avvio dell'anno scolastico». E riferendosi alla richiesta di un confronto da parte dei precari, in sciopero della fame da alcuni giorni, prosegue:«Adesso non li incontro, per il semplice motivo che stiamo perfezionando degli accordi. Protestano senza essere ancora stati esclusi. È una protesta legittima, ma non motivata. Non si tratta di persone licenziate, ma che presumono di non avere un posto di lavoro. Ma il ministero non ha completato le operazioni. Vedremo quanti precari risponderanno positivamente agli accordi con le regioni. Se poi preferiscono l'indennità di disoccupazione…».

Intanto per 8 milioni di studenti italiani l'anno scolastico è alle porte, ma in modo «confuso e pieno di ombre», così definito nel duro giudizio del giornale dei vescovi Avvenire, che prosegue: «Non si guardi ad altri interessi, che non siano quelli dei ragazzi, non si sfrutti il loro nome per richieste e pretese, per quanto comprensibili. Non si faccia carriera sulla loro pelle. Il che vale per il Ministro, e per ogni adulto che ha una funzione nella scuola».

Ma tra tanta confusione e incertezza per ora l'unica rassicurazione arriva da parte dei precari che affermano: «Non ci muoveremo da qui».

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Frenk Schiavone

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